Marc Sadler e CIAM: l’anima nomade del freddo.

Il rapporto tra un designer e un’azienda non è un percorso lineare, ma una vera convergenza di necessità e competenze.

“Il design dovrebbe essere una risposta per l’azienda.
La capacità di realizzarlo, una necessità per il designer”.
Marc Sadler

Nel caso della collaborazione tra Marc Sadler e CIAM, tutto è iniziato da un’osservazione fatta durante una visita in fabbrica: l’eccellenza della refrigerazione è ancora “prigioniera” dell’architettura fissa, e di un cavo elettrico.

Marc Sadler ha individuato un vuoto. Applicare il “nomadismo” alla refrigerazione professionale.

«Il design dovrebbe essere una spinta, per designer e aziende, alla volontà di andare verso un mondo ancora da scoprire e inventare. Portando la refrigerazione in situazioni che prima non esistevano, abbiamo fatto qualcosa di diverso.»

ACCETTARE IL RISCHIO TECNOLOGICO

In questo processo, Sadler ha agito come il provocatore di una necessità. E CIAM ha messo a disposizione il rigore artigianale e la capacità industriale, accettando il rischio tecnologico necessario per trasformare la visione in uno standard industriale.

La scommessa era dare stabilità a un sistema professionale d’eccellenza svincolandolo dalla rete elettrica.

“La sfida più grande che abbiamo affrontato è stata realizzare un sistema con sufficiente autonomia per far funzionare questo dispositivo in un ciclo normale di utilizzo, per svariate ore”.

IL PROTOTIPO: DOVE LA TECNOLOGIA DIVENTA INVISIBILE

Il passaggio dall’idea al prototipo si è nutrito di un dialogo tecnico continuo per far scomparire la tecnologia e lasciare la scena solo al prodotto esposto.

Un esempio concreto è lo sviluppo dell’illuminazione dei ripiani a sbalzo, realizzati in vetro, con tracce LED integrate.

All’esterno, la struttura risponde alla necessità di movimento reale: maniglioni resistenti integrati nella scocca e ruote capaci di affrontare anche spazi irregolari outdoor.

E poi, il guscio esterno di protezione e movimentazione, in grado di funzionare in modo eccellente in tutte le situazioni e avere un design che duri nel tempo.

“Fondamentalmente un carrarmato con un design che richiama Dieter Rams e il minimalismo del Bauhaus”.

Per CIAM e Sadler l’atto pionieristico si è manifestato nella capacità di suggerire nuovi scenari progettuali. Per FreeGo°, per esempio reimmaginare cocktail party in gallerie d’arte o agli eventi in contesti outdoor remoti.

Il risultato finale non è un oggetto statico, ma un’icona nomade che riscrive la libertà nello spazio. Non il progetto che si adatta ai vincoli della tecnologia, ma la tecnologia che abilita il design in territori ancora inesplorati.

«Una volta sul mercato, Freego° saprà generare situazioni d’uso a cui non abbiamo ancora pensato: sarà lui stesso un generatore di soluzioni. Un esempio di come l’innovazione non sia una tecnologia chiusa, ma un sistema aperto”.